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Material Interchange
Opere 1968-1974
A cura di Alberto Fiz
Galleria Fumagalli | Bergamo | via Paglia 28
Inaugurazione: sabato 5 giugno 2010
- ore 18.30

Dennis Oppenheim, Theme for a Major Hit, 1974
Sabato 5 giugno 2010 alle ore 18.30 inaugura presso la Galleria
Fumagalli di Bergamo, diretta da Annamaria Maggi, Material Interchange,
la prima personale dedicata a Dennis Oppenheim negli spazi della
Galleria. Lartista, uno dei più acuti sperimentatori
del dopoguerra, si è distinto come protagonista di movimenti
storici come la Land Art, la Body Art, LArte Ambientale e
la Public Art.
La mostra Material Interchange curata da Alberto Fiz, presenta
sino al 20 novembre una serie di opere storiche, fondamentali nel
percorso di Oppenheim, che appartengono al periodo compreso tra
il 1968 e il 1974. In quegli anni lartista lega il suo nome
a quello di Bruce Nauman, Robert Smithson, Michael Heizer, Vito
Acconci e Robert Morris, contribuendo a modificare radicalmente
il linguaggio artistico del Novecento.
Oppenheim ha fatto della dematerializzazione uno dei motivi fondamentali
della sua indagine caratterizzata da continue e imprevedibili metamorfosi.
La mostra occupa i due piani della galleria nella quale lo spettatore
viene accolto da una straordinaria installazione del 1974 formata
da 30 marionette in movimento di circa quaranta centimetri, mai
esposta prima dora in Italia, dal titolo Theme for a Major
Hit (Tema per una canzone di successo). Le motivazioni del fare
arte sono sottolineate da un motivetto canoro scritto dallo stesso
Oppenheim che recita: Non è quello che fai, è
quello che ti spinge a farlo.
Come afferma Alberto Fiz: E un lavoro di particolare
significato in cui la disseminazione dellio passa attraverso
i suoi surrogati autobiografici sviluppandone un progressivo allontanamento.
Non è una performance ma unanti-performance in cui
le marionette simulano i movimenti dellartista.
In un altro dei lavori esposti, ancora del 1974, Attempt to Raise
Hell, la marionetta Oppenheim viene colpita da una campana
di bronzo ogni sessanta secondi producendo un forte rumore che invade
lintero ambiente.
Le due installazioni dialogano con una serie di opere emblematiche
appartenenti al periodo della Body Art e della Land Art. Tra esse
Annual Rings, del 1968, un grande lavoro fotografico derivante da
un intervento site-specific con gli anelli annuali che tagliano
il confine politico tra Usa e Canada. Un lavoro che si pone come
attraversamento di due realtà e allo stesso tempo integra
lelemento spaziale con quello temporale.
E del 1969 unaltra grande installazione lunga dieci
metri, 220 Yard Dash, dove i passi rifrangono il loro suono sulle
zolle di terra disposte una sopra laltra condensando lenergia
in un lavoro che si avvicina poeticamente allarte povera.
Come afferma Oppenheim la Land Art sembra impadronirsi di
nascosto del mio corpo. Il corpo appariva come unarea vitale,
feconda di possibilità.
Così lingresso nella Body Art è quasi naturale
e la mostra documenta questa fase con una serie di lavori di primaria
importanza come Parallel Stress dove il corpo, nel suo massimo sforzo
fisico, appare come lo strumento per misurare il mondo esterno oltre
che punto dintersezione tra luoghi differenti.
Ancora una volta per Oppenheim non contano le cose in sé
ma il loro attraversamento. Il mio lavoro, afferma,
non è né mentale né visivo ma sta da
qualche parte in mezzo.
In mostra anche linstallazione Stills for Gingerbread Man
(1970-71), formata da tre microproiettori, che affronta ironicamente
il tema del processo digestivo. In un metaforico atto di cannibalismo
lartista mangia lentamente una serie di elementi dalle forme
umane che diventano parte del suo sostentamento. Lipotesi
rigenerativa e la continua metamorfosi allinterno di un universo
precario e instabile sono alla base dellindagine che Oppenheim
affronta a partire dagli anni settanta, e che proseguirà
anche nei decenni successivi quando diventerà più
evidente il rapporto con larchitettura.
Quello che conta non è quello che fai ma quello che
ti spinge a farlo, come recitano le sue marionette.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana
Editoriale con un saggio di Alberto Fiz
Contatti per la stampa: Paola C. Manfredi Studio | Corso Italia
8 | 20122 Milano
Tel. 02 45485093 | Fax 02 45485094 |Alice Cammisuli | press@paolamanfredi.com
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